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L'emigrazione torna ai livelli degli anni '60 PDF Stampa E-mail
Scritto da Gennaro Amoruso   
mercoledý, 11 luglio 2007 20:26

Lo dice il rapporto Svimez, emorragia di cervelli dalla Calabria

L'emigrazione dal Sud al Nord e' tornata quasi ai livelli degli anni Sessanta. Nel 2004, sulla base degli ultimi dati disponibili, sono stati circa 270 mila i meridionali trasferitisi al Settentrione, dei quali 120 mila in via "stabile" (ovvero con il cambiamento della residenza) e 170 mila in via "temporanea". Negli anni di massima intensita' migratoria, tra il 1961 e il 1963, la quota raggiunse i 295 mila. L'emigrato-tipo ha un'eta' compresa tra i 25 e i 29 anni e un titolo di studio medio-alto: il 36,3% possiede un diploma superiore e il 13,1 una laurea. La maggior parte degli emigranti parte dalla Campania (38 mila persone), seguita dalla Sicilia (28,6 mila), dalla Puglia (21,5 mila) e dalla Calabria (17,8 mila). Le regioni di destinazione preferite sono la Lombardia, l'Emilia-Romagna e il Lazio.
Il Rapporto Svimez fa anche la fotografia del mercato del lavoro nel Meridione: l'occupazione - si legge nel rapporto - e' cresciuta al Sud dello 0,7%, contro l'1% del Centro-Nord, arrivando al 46,6%. Inferiore e' quella femminile, al 31,2%. Il tasso di disoccupazione si e' ridotto dal 19% del 2000 al 12,3% del 2006. In valori assoluti, i nuovi occupati sono 105 mila, concentrati soprattutto nei servizi (2,1%) e nell'agricoltura (4,5%), mentre nell'industria si registra un calo dello 0,7%.
Crescono, in particolare, i lavoratori atipici (75 mila unita'), con percentuali superiori di nove volte rispetto a quelli a tempo indeterminato. I lavoratori irregolari sono, nel Mezzogiorno, un quinto del totale. Il record negativo spetta alla Calabria, con il 27%. Nel 2006 gli irregolari sono aumentati di 43 mila unita', arrivando a essere un milione e 391 mila.

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